Anoressia: ecco una storia.

Per 23 anni ho sofferto di anoressia e di bulimia fino a pesare 25 chili.

L’astinenza da tutto, dal concedermi qualsiasi possibilità di provare a piacere, rifiutando di mangiare, di possedere, di gioire delle cose buone, è stato un esilio che mi ha tolto la parte migliore della mia vita.

Ho creduto tenacemente che rinunciare a tutto potesse restituirmi quanto la vita mi aveva tolto dalla morte di mio padre.

Mi sono accanita con ogni mezzo per rendermi invisibile, tra i miei 16 e i miei 35 anni, come se fossi una malata terminale, come se l’esistenza non mi appartenessi più. Il mio corpo inguardabile devastava la vita di tutti.

Compresa quella del figlio che a 20 anni, nonostante tutto, ero riuscita a mettere al mondo. Sembra che la diffusione di notizie su donne profondamente sofferenti sia possibile solo quando si tratta di persone famose o di modelle e che ciò serva a fare clamore e nient’altro.

L’anoressia è, invece, un modo di vivere che spesso rappresenta una soluzione a un disagio psicologico di cui essa è solo la punta dell’iceberg. Tutto questo parlare esclusivamente in presenza di morti o di vip, può rappresentare una spinta all’emulazione in soggetti poco protetti e difesi che cercano visibilità, ma soprattutto avanzano una disperata richiesta di aiuto. Si tratta di donne che usano il loro corpo per chiedere l’attenzione e la visibilità che non hanno mai ricevuto.

Alle ragazze e ai ragazzi che oggi fanno i conti con la mia stessa antica disperazione, voglio dire che ci sono altri modi per testimoniare la sofferenza, utilizzando la parola, piuttosto che il proprio corpo. 

A tutte le donne che per una ragione o per l’altra soffrono di un amore mancato, a tutte le donne che sono tentate di prendere la strada dell’esilio, raccomando ai primi sintomi di cercare qualcuno che ascoli la loro sofferenza e le aiuti a riprendere la strada che conduce alla vita. 

Le persone che sono formate per curare e accompagnare chi soffre di anoressia e bulimia possono aiutarle, senza bocciare nè giudicare la loro scelta estrema.  Fidarsi di loro è possibile e rappresenta un momento unico e irripetibole di benessere. Per riprendere la via della vita senza smarrirsi.

About Meris Casalboni
Amo definirmi imprenditrice di me stessa! Ecco perché amo le donne, per l’impegno, la costanza, la perseveranza che mettono in tutto ciò che fanno. Sposata, con una figlia, amo la casa, leggere, giocare a “burraco” e soprattutto amo stare con gli amici. Dico sempre che l’età è solo un fattore anagrafico: dopo i 40 anni, tutti gli altri sono di esperienza! Conciliare il lavoro, la famiglia, la casa, gli interessi e una figlia di 18 anni, richiede un impegno costante, una buona organizzazione mentale e, perché no, un buon carattere. Professionalmente nasco all’interno delle Associazioni di categoria, seguendo per anni le attività legate al mondo dell’artigianato e del commercio, diventando punto di riferimento per le imprese artigianali, commerciali, di servizio alla persona e alla casa, giovani imprenditori e donne imprenditrici.